Ero partito con l'idea di riscoprire soltanto i vecchi Cantastorie siciliani, facendo un lavoro di rispolvero e di aggiunta, ma senza troppo scaldarmi. Passando il tempo ho cominciato a capire che bisognava realmente trovare un punto di partenza nuovo per portare avanti un discorso originale, he avesse una valenza universale, nel senso che potesse dare a ogni fascia di pubblico il gusto di sedersi davanti a noi e passare una settantina di minuti piacevolmente. Ancora una volta mi sono trovato davanti la scelta: comunicare a molti o a pochi.
Ho deciso di fare entrambre le cose, rispettando in questo caso le unità aristoteliche di spazio e tempo.
Poi, facedo leva sul concetto romantico di arte, che ho sempre bene scolpito nella mente, ho pensato che dovevamo divertirci tutti: io, le ragazze e il pubblico, trasformando il nostro teatro canzone in una vera festa da cabaret, quello vero, non quello delle barzellette catanesi.
Così, riservando gli spazi di una cantastoriata d.o.c. a momenti particolari, quali quelli di "Cantu e cuntu",
prima all'Auditorium di Nizza di Sicilia e poi al teatro Vittorio Emanuele; mettendo in evidenza la parte ironica del mio lavoro,ancora più di quanto non fosse l'anno scrorso, è nato "Mancu 'e tempi d"i canonici di lignu".
prima all'Auditorium di Nizza di Sicilia e poi al teatro Vittorio Emanuele; mettendo in evidenza la parte ironica del mio lavoro,ancora più di quanto non fosse l'anno scrorso, è nato "Mancu 'e tempi d"i canonici di lignu".Parlare di questo spettacolo non è semplice, perchè mette insieme tutta una serie di cose che solo nel teatro canzone si possono trovare, visto che diventa un vero e proprio contenitore, in cui c'è la storia dell'uomo, la critica del consumismo, l'ironia e la beffa su quanto sta succeendo nel nostro mondo.
Ma se spesso siamo stati costretti a rovinare le commedie, prodotte in inverno, adattandole alla piazza e rapinandole di tutte quelle cose che ne caratterizzavano i ritmi teatrali, il teatro canzone giunge all'esterno ancora più ricco e più corposo, limando i momenti forse troppo seri, che in teatro hanno certamente entusiasmato, ma che nelle piazze rappresenterebbero solo un terribile calo del ritmo. Ecco che lo spettacolo si arricchisce, si ingrassa di nuovo tessuto, che va dai costumi alle scene alle ballate sempre più divertenti e più graffianti. Del resto l'abbiamo sperimentato il giorno dopo il debutto, con la prima replica in Piazza Sacro Cuore a Furci Siculo, che lo spettacolo fosse adatto al pubblico dell'estate, ma abbiamo voluto ulteriormente spingerci oltre, cabarettisticamente parlando, per completare la nostra sfida: un teatro ironico, divertente, travolgente, ma ricco di contenuti.
E se molti credono che fare teatro significhe 'mpupare un copione e portarlo in giro per fare bella mostra di se, io la vedo diversamente, infatti ritengo che fino a quando il teatro in piazza verrà trattato alla stregue degli altri tipi di spettacolo, non si farà altro che rovinare i lavori, per cui ritengo che il teatro canzone, il cabaret, siano generi più consoni alle serate estive.A questo punto quacluno potrebbe pensare che ci siamo dimenticati dei cantastorie. Assolutamente no, siamo proprio in tema, difatti parlavo di contenitori. Chi verrà a vedere il nostro lavoro si renderà conto di come abbiamo ancora una volta omaggiato uomini del calibro di Orazio Strano e Ciciu Busacca, che restano i nostri punti di riferimento. Ma si renderà conto di come la tradizione della cantastoriata rimane sempre più viva nel nostro spettacolo, dove la maggior parte delle ballate sono proprio da cantastorie, sia nel ritmo che nel modo di cantare che nlle parole che nei cartelloni illustrati.

Storie raccontate attraverso i quadri, storie raccontate attraverso la musica, le parole, la recitazione, la fisicità di interpreti, che sul palco si concedono generosamente, sudano, tendono i muscoli e sono presenti, come solo il teatro siciliano riesce a fare. Così, utilizzando gli insegnamenti della nostra tradizione dei grandi Cantastorie, siamo ancora qui: Carlo Barbera, Natalia Silvestro e Sabrina Foti, per regalarvi una estate stupenda, se comunque riusciremo a piazzare i nostri spettacoli nei vari cartelloni dei comuni.
La nostra forza consiste nel metterci continuamente in discussione; i nostri spettacoli sono continuamente in prova e in trasformazione.
Ogni serata ci serve da riflessione per capire cosa dobbiamo aggiustare, modificare, migliorare. per cui uno spettacolo parte in un modo e viene continuamente migliorato, raggiungendo la perfezione.