mercoledì 9 giugno 2010

Il lavoro dell'estate

E fazzu 'u pagghiazzu

teatro canzone di Carlo Barbera

con: sabrina Foti Natalia Silvestro Davide Iannino Carlo Barbera

Eravamo partiti per cantastoriare e siamo arrivati a cabarettare con un vero e proprio spettacolo, che se all'inizio era ispirato a Gaber e Strano, ora diventa un piccolo musical, in cui possiamo rintracciare tutte le caratteristiche di una cosa bellissima, che vi consigliamo di andarvi a cercare: "I cani del gas" di Marco Paolini, così vi renderete conto che non siamo tanto intelligenti da avere idee totalmente originali, ma siamo comunque abbastanza tesi a fare ricerca in tutti i sensi. A noi interessava creare qualcosa di non visto, divertendo il pubblico e raccontando il mondo alla nostra maniera, teatralmente, con costumi, scene, musica e recitazione, in quattro, facendo 'i pagghiazzi, ecco perchè "E fazzu 'u pagghiazzu", dove pagghiazzu è lo spaventapasseri, un'entità anonima e silenziosa, che senza dir nulla fa scappare gli uccellacci.
Non sappiamo se ci riusciremo, ma noi ci proviamo a cacciarli questi uccellacci del malaugurio. "Noi siamo i figli dei padri ammalati" diceva Emilio Praga, e forse anche noi lo siamo, quelli che dicono la verità e, anche se non sono creduti, continuano a dirla sempre.
Non ci nascondiamo dietro false ideologie, ma solo dietro la maschera d"u pagghiazzu, che può dire tutto ciò che vuole. Ed ecco che la nostra non è solo musica, ma ben altro: è idea.
Il nostro spettacolo non lesina ironia e comicità, perchè vuole essere soprattutto un modo per fare teatro di piazza, dove non ti puoi permettere per un minuto di tenere bassa l'attenzione della gente, perchè essa se ne va e ti lascia le sedie vuote. Così la lotta è sempre più dura, e lo studio è sempre più pressante e complicato. Abbiamo voluto scegliere questa forma di spettacolo perchè è giusto che ci si rinnovi continuamente, tenendo sempre fermo un occhio alla tradizione.
La nostra musica, segnata dai ritmi nostri, diventa una interessante contaminazione, dove la sicilianità si mischia al blues e i guizzi della chitarra di Davide Iannino si mescolano perfettamente con l'accompagnamento di Carlo Barbera, che naturalmente, oltre a suonare canta e recita, mentre le due ragazze, Natalia Silvestro e Sabrina Foti, tra le altre cose fanno da sezione ritmica, suonando tamburelli, cembali, nacchere e quant'altro possa fare un rumore simpatico.
Non è facendo tutti le stesse cose che riusciamo a dare alla cultura una svolta; è ricercando, inventando, portando avanti nuove idee e nuove soluzioni. Così noi siamo ossequiosi nei confronti dei classici di ogni genere, e il nostro ossequio sta proprio nel fatto che non osiamo copiarli pedissequamente, ma ci ispiriamo ad essi per forgiare la novità.
Il nostro teatro canzone vuole esplorare alcune lande, possibilmente non troppo deserte di questo mondo, che tutti chiamano Teatro di Narrazione. Spesso questo termine viene usato per inquadrare un certo tipo di spettacolo, magari un po' intellettuale e di difficile comprensione.
Noi siamo convinti che Teatro di Narrazione sia semplicente quel tipo di teatro dove il racconto non avviene attraverso i dialoghi tra i personaggi, ma attraverso la narrazione fatta dagli attori, che se, come nel nostro caso, cantano e suonano, ponendo i fatti in maniera possibilmente ironica e divertente, altro non fanno che aggiungere un po' di zucchero in più in una bevanda che di solito è già dolce, ma a volte risulta piuttosto amara.
Se Marco Paolini lo ha fatto e se altri lo fanno, perchè non possiamo provarci anche noi?
Del resto siamo quelli che di solito lanciano le sfide e precorrono i tempi. Già nel 1992 nascemmo come gruppo di rottura (lo so, spesso di scatole) con un teatro che ormai era uno stereotipo che ripercorreva le sue stesse tracce.
Ecco che a questo punto vogliamo continuare e spingerci oltre il consueto, regalandovi un lavoro che possa tenervi compagnia in tutte le serate estive, ma anche in altre occasioni, perchè il teatro estivo va bene anche per l'inverno, se riusciamo a sfatare il mito che durante la stagione estiva bisogna andare sul palco solo per raccontare cazzate.